Mercoledì 11 Marzo 2026
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💼 Lavoro & Previdenza

Come Aprire una Partita IVA nel 2026: Guida Completa

Regime forfettario o ordinario, costi reali di apertura e gestione, codice ATECO, contributi INPS, fatturazione elettronica e i migliori servizi per gestire tutto in autonomia.

Aggiornato: 10 Marzo 2026 · Tempo di lettura: 14 minuti

Quando serve la Partita IVA (e quando no)

La Partita IVA serve quando svolgi un'attività lavorativa in modo continuativo, organizzato e finalizzato al profitto. Non è una questione di importi: anche se fatturi poco, se l'attività è abituale hai l'obbligo di aprirla.

Non serve la Partita IVA per le prestazioni occasionali, cioè attività saltuarie e non ripetitive. In quel caso puoi usare la ricevuta di prestazione occasionale, a patto che l'attività sia davvero sporadica (non esiste un limite preciso di 5.000€ per l'obbligo — quel limite riguarda solo i contributi INPS alla Gestione Separata).

Serve invece la Partita IVA se: lavori come freelance o consulente con clienti ricorrenti, offri servizi professionali in modo continuativo, vendi prodotti online in modo stabile, sei un content creator o influencer con collaborazioni regolari, oppure vuoi fatturare a un'azienda per una collaborazione strutturata.

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Regime forfettario o ordinario: quale scegliere

In Italia esistono tre regimi fiscali per le Partite IVA: il regime forfettario (agevolato), il regime semplificato e il regime ordinario. Per chi inizia, nella stragrande maggioranza dei casi il forfettario è la scelta migliore.

Il regime forfettario conviene se: prevedi ricavi sotto gli 85.000€ annui, hai costi operativi contenuti (non hai dipendenti, non hai grandi spese di struttura), vuoi la massima semplicità contabile, e vuoi pagare meno tasse possibile.

Il regime ordinario conviene se: hai molte spese deducibili che superano il coefficiente forfettario (dipendenti, affitto ufficio, macchinari), prevedi ricavi sopra gli 85.000€, o hai redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000€ annui (che ti impedirebbero l'accesso al forfettario).

💡 Nel dubbio, parti col forfettario

Se hai dubbi, il forfettario è quasi sempre la scelta migliore per iniziare. Puoi sempre passare al regime ordinario in futuro se la tua attività cresce. Il contrario (da ordinario a forfettario) è possibile ma più vincolante.

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Regime forfettario 2026: come funziona nel dettaglio

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per eccellenza in Italia. Ecco come funziona nel 2026:

Tassazione

Imposta sostitutiva del 15% sul reddito imponibile (sostituisce IRPEF, IRAP e addizionali). Per i primi 5 anni di nuova attività l'aliquota scende al 5% — un vantaggio enorme. Il reddito imponibile non si calcola sulle spese reali, ma applicando un coefficiente di redditività ai ricavi, che varia per codice ATECO (dal 40% al 86%).

Requisiti per accedere (2026)

Cosa succede se superi gli 85.000€

Se resti tra 85.001€ e 100.000€, esci dal forfettario dall'anno successivo. Se superi i 100.000€, esci immediatamente e devi iniziare ad applicare l'IVA dalle fatture successive al superamento.

Semplificazioni

Non addebiti IVA in fattura, non la detrai sugli acquisti, non fai dichiarazione IVA, non tieni registri contabili, non applichi ritenuta d'acconto, non sei soggetto agli ISA (ex studi di settore). L'unico obbligo è la fatturazione elettronica (dal 2024 anche per i forfettari) e la dichiarazione dei redditi annuale.

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Costi reali: apertura, gestione e tasse

Uno degli aspetti più importanti e spesso confusi. Ecco i costi reali, divisi per categoria.

Costo di apertura

Per liberi professionisti (consulenti, grafici, sviluppatori, copywriter, formatori...): l'apertura è completamente gratuita. Si compila il modello AA9/12 e lo si presenta all'Agenzia delle Entrate. Nessun bollo, nessun diritto di segreteria.

Per artigiani e commercianti (chi vende prodotti, ristoratori, artigiani...): serve l'iscrizione al Registro Imprese della Camera di Commercio, con costi di circa 200-320€ tra bolli, diritti ed eventuale SCIA.

Costo di gestione annuale

Tasse e contributi (esempio pratico)

Prendiamo un freelance con 30.000€ di ricavi, coefficiente di redditività 78%, nuova attività (aliquota 5%), iscritto alla Gestione Separata INPS:

⚠️ Non dimenticare di accantonare

Le tasse si pagano in un'unica soluzione (o in due rate con il meccanismo acconti/saldo). Accantona almeno il 25-30% di ogni incasso per non trovarti in difficoltà a giugno e novembre. Meglio aprire un conto corrente dedicato alla P.IVA per tenere separati i fondi.

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Procedura di apertura passo-passo

1

Scegli il tipo di attività e il codice ATECO

Definisci cosa farai e trova il codice ATECO corrispondente sul sito ISTAT (ateco.infocamere.it). Il codice ATECO determina il coefficiente di redditività e quindi quante tasse pagherai. Sbagliarlo può costare caro.

2

Scegli il regime fiscale

Forfettario (consigliato per chi inizia) o ordinario. Se rispetti i requisiti del forfettario, non c'è praticamente motivo per non sceglierlo.

3

Compila il modello AA9/12

È il modulo di dichiarazione di inizio attività per persone fisiche. Puoi presentarlo online tramite il sito dell'Agenzia delle Entrate (serve SPID), di persona all'ufficio dell'Agenzia, o tramite commercialista/servizio online. Il rilascio del numero di P.IVA avviene in poche ore.

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4

Iscrizione INPS

Liberi professionisti senza Cassa: iscrizione alla Gestione Separata INPS (online, gratuita). Professionisti con Cassa (avvocati, ingegneri, commercialisti, ecc.): iscrizione alla propria Cassa di previdenza. Artigiani e commercianti: iscrizione alla Gestione Artigiani/Commercianti INPS (tramite ComUnica).

5

Iscrizione Camera di Commercio (solo artigiani/commercianti)

Se sei artigiano o commerciante, devi iscriverti al Registro Imprese. La pratica si fa tramite la procedura telematica ComUnica, che unifica l'iscrizione a Agenzia Entrate, INPS, INAIL e Camera di Commercio in un'unica comunicazione.

6

Attiva PEC e fatturazione elettronica

La PEC è obbligatoria per tutti i titolari di P.IVA. Per la fatturazione elettronica puoi usare il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate ("Fatture e Corrispettivi") o un software dedicato. Dal 2024 l'obbligo di e-fattura riguarda anche i forfettari.

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Codice ATECO: cos'è e come sceglierlo

Il codice ATECO è il codice numerico che identifica il tipo di attività economica. Nel regime forfettario è particolarmente importante perché a ogni codice è associato un coefficiente di redditività che determina quanta parte dei tuoi ricavi viene considerata "reddito" ai fini fiscali.

Qualche esempio: un consulente informatico (codice 62.02.09) ha un coefficiente del 67%, un grafico (74.10.21) del 78%, un commerciante online (47.91.10) del 40%, un artigiano del 67%, un professionista generico del 78%. Più basso è il coefficiente, meno tasse paghi a parità di fatturato.

Scegliere il codice ATECO giusto è fondamentale: un errore può portarti a pagare tasse in più o, peggio, a problemi con l'Agenzia delle Entrate. Se hai dubbi, chiedi a un commercialista prima di aprire.

Contributi INPS: quanto paghi davvero

I contributi previdenziali sono spesso la voce più pesante per una P.IVA. Il sistema varia in base alla categoria:

Gestione Separata INPS (liberi professionisti senza Cassa propria): aliquota del 26,23% sul reddito imponibile. Nessun minimale fisso — se non fatturi, non paghi contributi. È la gestione più flessibile.

Gestione Artigiani/Commercianti INPS: contributi fissi di circa 4.500€/anno anche se fatturi zero, più una quota variabile sopra il reddito minimale. In regime forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% sui contributi fissi.

Casse professionali private (avvocati, ingegneri, architetti, commercialisti, ecc.): ogni Cassa ha regole proprie. Generalmente prevedono un contributo minimo obbligatorio più una quota sul reddito.

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Fatturazione elettronica e obblighi

Dal 2024, anche i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SDI). Le fatture vanno emesse in formato XML e inviate attraverso il portale dell'Agenzia delle Entrate o un software di fatturazione.

Per emettere fatture elettroniche puoi usare gratuitamente il servizio "Fatture e Corrispettivi" dell'Agenzia delle Entrate (accessibile con SPID), oppure un software commerciale che offre funzionalità aggiuntive come gestione clienti, preventivi, report e scadenzario pagamenti.

Nella fattura in regime forfettario devi indicare: i tuoi dati e quelli del cliente, la descrizione del servizio/prodotto, l'importo, la dicitura "Operazione effettuata ai sensi dell'articolo 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014 – Regime forfetario" e l'assenza di IVA. Non applichi ritenuta d'acconto.

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I 5 errori da evitare

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Non accantonare per le tasse

L'errore più comune dei nuovi P.IVA. Le tasse si pagano a giugno (saldo + primo acconto) e novembre (secondo acconto). Se spendi tutto durante l'anno, a giugno hai un problema. Accantona il 25-30% di ogni incasso su un conto dedicato.

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Scegliere il codice ATECO sbagliato

Il codice ATECO determina il coefficiente di redditività (e quindi le tasse) e la cassa previdenziale di appartenenza. Un errore qui ha conseguenze per anni. Chiedi sempre consiglio a un commercialista.

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Confondere ricavi e guadagno netto

Se fatturi 30.000€, non hai 30.000€ in tasca. Tra contributi INPS, imposta sostitutiva e costi di gestione, il netto è circa il 65-77% del fatturato (in forfettario). Pianifica i tuoi prezzi tenendo conto di questo.

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Fatturare più del 50% all'ex datore di lavoro

Se più della metà dei tuoi ricavi proviene dal tuo ex datore di lavoro (o soggetti riconducibili) nei primi 2 anni, non puoi accedere al regime forfettario. È una trappola comune per chi lascia un lavoro dipendente per diventare freelance per lo stesso cliente.

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Non attivare la PEC

La PEC è obbligatoria per legge per tutti i titolari di P.IVA. Non averla può comportare sanzioni e problemi con la Camera di Commercio e l'Agenzia delle Entrate.

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Domande frequenti

Quanto costa aprire la Partita IVA?

L'apertura in sé è gratuita per i liberi professionisti. Per artigiani e commercianti il costo è di circa 200-320€ per l'iscrizione al Registro Imprese. L'eventuale costo del commercialista o servizio online per l'assistenza è aggiuntivo (da 300€/anno in su).

Quante tasse pago col regime forfettario?

Il 5% per i primi 5 anni (nuove attività), poi il 15%. L'imposta si calcola sul reddito imponibile, non sul fatturato. A questo si aggiungono i contributi INPS (26,23% per la Gestione Separata, circa 4.500€ fissi per artigiani/commercianti). Il carico totale effettivo è del 23-35% del fatturato.

Posso avere Partita IVA e lavoro dipendente insieme?

Sì, a patto che il reddito da lavoro dipendente non superi i 35.000€ annui (per accedere al forfettario). Verifica anche che il tuo contratto di lavoro non preveda clausole di esclusiva o non concorrenza.

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Cosa succede se supero gli 85.000€?

Tra 85.001€ e 100.000€: esci dal forfettario dall'anno successivo. Oltre 100.000€: esci immediatamente e devi applicare l'IVA dalle fatture successive. Puoi rientrare nel forfettario dopo 2 anni se torni sotto i limiti.

Mi serve il commercialista?

Non è obbligatorio, specialmente in regime forfettario dove la contabilità è molto semplice. Tuttavia è fortemente consigliato almeno per l'apertura (scelta codice ATECO, regime, cassa previdenziale) e per la dichiarazione dei redditi annuale. I servizi online di gestione P.IVA offrono assistenza completa a costi contenuti.

Posso chiudere la Partita IVA quando voglio?

Sì, la chiusura è gratuita e si fa compilando il modello AA9/12 di cessazione attività all'Agenzia delle Entrate. Dovrai comunque presentare l'ultima dichiarazione dei redditi e versare eventuali contributi e imposte residue.

Se apro P.IVA posso ancora ricevere l'Assegno Unico?

Sì. L'Assegno Unico spetta a tutte le famiglie con figli a carico, inclusi i lavoratori autonomi. L'importo dipende dall'ISEE, che include anche i redditi da P.IVA.

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